Che la Via si faccia Ponte


Asd IL PONTE Aps vuole favorire la creazione di un collegamento tra il Sé fisico e il Sé psichico, attraverso dei programmi a se stanti e/o integrati in cui la visione olistica dell’Essere Umano sia rispettata e promossa.
L’Associazione
IL PONTE vuole essere un luogo in cui trovare uno spazio ed un tempo per se stessi.
Un luogo in cui, individualmente o in gruppo, è possibile rigenerare le proprie energie.
Una sorta di casa-rifugio entro la quale riappropriarsi delle proprie emozioni, sentimenti e pensieri per concedersi la
‘libertà di attraversare il ponte’ prima di proseguire nel cammino. Cammino verso ciò che si sente ‘Vero’ e ‘Reale’ per se stessi.
Cammino verso la libertà di essere ciò che si è, la libertà di amare ciò che si è e di stare con ciò che si è.
L’Associazione
IL PONTE è uno strumento, per donare a se stessi un po’ di tempo in uno spazio in cui ri-trovare ciò che serve, per ri-prendere il proprio personale Viaggio con una maggiore Consapevolezza.


PERCHE’ IL PONTE?
Il ponte intuitivamente ci richiama alla ri-unificazione, al ri-congiungere, al ri-cucire qualcosa che è scisso, separato, lacerato. Attraverso l’immagine del ponte si vuole, innanzitutto, evidenziare che è possibile mettere in relazione ciò che è distante. Il ponte è una struttura che mette in contatto una sponda del fiume con l’altra. Se ci si ferma sul ponte ad osservare lo scorrere del fiume, ci possiamo velocemente rendere conto che i due movimenti - il fluire dell’acqua e la strada che definisce il ponte- disegnano una croce. La persona che, assorta nei suoi pensieri, si ferma al centro del Ponte-Croce, a sua volta, si fa parte integrante del simbolo disegnandone la verticalità.
Dalla definizione bidimensionale si è, in tal modo, passati a quella tridimensionale del
Ponte-Croce-Umanità.
Il ponte pone la persona al centro delle diverse direzione dell’esistenza. La sua capacità di costruire un ponte, anche dove sembra impossibile,
è la sua capacità di andare oltre l’ostacolo, è la sua disponibilità a ri-unire le rive, è il suo voler far sì che laVia si faccia ponte”. L’essere ‘Osservatore’, rimanendo al centro del ponte, rende possibile comprendere come ogni elemento della natura sia mutevole. Guardare l’acqua che scorre, diversa pur apparendo sempre uguale a se stessa, fa cogliere come tutto fluisca: scorrono le emozioni, i pensieri e le azioni. In sostanza, scorre la Vita.


PERCHE’ IL VIANDANTE?
Dall’immagine di Ponte-Croce-Umanità emerge un ulteriore simbolo: il Viandante. A seconda dello strumento di riferimento (es. i tarocchi, I Ching, etc.) il Viandante, l’Errante o l’Eremita è quella figura, pur con le dovute differenze, che ricorda ‘il viaggio’.
Il Viandante è colui che è disponibile ad intraprendere un viaggio, perché sente di essere alla ricerca di qualcosa o qualcuno.
Egli percepisce di vivere la dicotomia tra ciò che ‘vogliono lui sia’ e ciò che ‘lui sente di essere’. Il Viandante vuole, pur nel dubbio e nell’incertezza, muoversi verso la scoperta di nuovi orizzonti attraverso cui colmare il bisogno di conoscenza e consapevolezza.
Sa quanto sia importante raccogliere le proprie forze per lasciarsi alle spalle l’angoscia, il disorientamento, l’inadeguatezza e potersi aprire a ciò che c’è al di là del ‘ponte’.
L’Errante, nel suo andare, sa che ‘errare’ è parte integrante del suo bisogno di allargare le proprie conoscenze, in primis di sé e della propria natura. L’errare presuppone anche il perdersi, che diventa contemporaneamente il prerequisito per ri-trovare se stessi, nell’individuare l’unica destinazione interiore e personalissima che lo può condurre alla propria anima.

La ricerca, che caratterizza l’Eremita ci ricorda il bisogno di esplorare la profondità dell’essere. Infatti l’Eremita, con una lanterna e un lungo bastone simboli di una iniziale presa di coscienza, pur muovendosi nel buio intraprende un viaggio. Ed è proprio quella lanterna accesa, richiamando l’immagine del buio, che ricollega l’Eremita all’Errante. Infatti, l’Eremita, accettando di addentrarsi anche negli errori del suo passato, attraversa quel ‘ponte’ che lo divide da una maggiore presa di coscienza, quale consapevolezza dei propri talenti e capacità, ma anche degli errori, suoi e degli altri, che fanno sentire l’urgenza di essere, volere e fare.
Il loro è un vagare alla ricerca di ciò che può essere utile per procedere. È l’accettare di vivere sperimentando la propria autenticità, nonostante il rischio di incontrare solitudine e fallimento. È infatti, attraverso l’esperienza vissuta che è possibile confermare i principi ed i valori del proprio passato oppure di metterli in discussione, aprendosi ad un nuovo modo di concepire l’esistenza e la propria l’Essenza più vera. È nella ricerca di unità e di autenticità che il Viandante, l’Errante o l’Eremita si muove.
Attraverso progressive sintesi è possibile porsi nella condizione di vivere secondo valori e visioni personali, che pur fondando le radici nel passato, lasciano le fronde elevarsi al cielo. È nell’accettare la spinta profonda che muove l’essere umano, che ci si pone nelle condizioni di offrire a se stessi la possibilità di rileggere il proprio passato e le motivazioni, che lo hanno determinato, per poter realizzare i sogni ed i progetti formulati senza troppe incertezze, nel rispetto delle proprie priorità e del senso riconosciuto alla propria esistenza.